Inferni Metropolitani
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D.: Sempre a proposito di inferni della storia, mi vengono in mente altre sue canzoni come Auschwitz o Lager
R.: Quelli sono inferni veri, inferni sulla terra. Ieri sono stato al funerale di un mio amico (c’è un periodo in cui si va solo ai matrimoni, un altro in cui si va solo ai funerali…), così assisto a questo rito funebre con gesti che a un non credente possono sembrare anche folklorici, tutto sommato: la benedizione con l’acqua, la dispersione dell'incenso...Questo mio amico naturalmente non era credente, ma era una buonissima persona e ieri mi chiedevo: se per caso esistesse un inferno cristiano, lui sarebbe destinato a questo? Mi viene in mente un’obiezione che mi faceva un amico qualche tempo fa: come può Dio, nella sua grande bontà, permettere una punizione di questo genere? Perciò credo che l’inferno vero sia sulla terra: l’inferno di Auschwitz, l’inferno della tortura, del carcere dei non garantiti. Che dire poi delle condizioni di vita del sud del mondo? Noi ci vantiamo di avere una vita media molto più lunga di quella di un antico romano, ma in fondo ci sono milioni di persone che hanno ancora quella media di vita.
D.: Esiste poi un altro tipo di inferno: quello della quotidianità, una quotidianità infestata dalla televisione e da falsi profeti. In Addio, l'ultima canzone dell'ultimo album, c’è un atto d’accusa molto esplicito.
Io dico addio
alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati,
ai ceroni e ai parrucchini per signore,
alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati ,
a questo orizzonte di affaristi ed imbroglioni
fatto di nebbia, pieno di sembrare,
ricolmo di nani, ballerine e canzoni,
di lotterie, l'unica fede in cui sperare.
(Francesco Guccini, Addio, 1999)

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