venerdì, maggio 12, 2006

Inferni Metropolitani


Tratto da un'intervista a Francesco Guccini di Nicola Bonazzi

[...]
D.: Sempre a proposito di inferni della storia, mi vengono in mente altre sue canzoni come Auschwitz o Lager

R.: Quelli sono inferni veri, inferni sulla terra. Ieri sono stato al funerale di un mio amico (c’è un periodo in cui si va solo ai matrimoni, un altro in cui si va solo ai funerali…), così assisto a questo rito funebre con gesti che a un non credente possono sembrare anche folklorici, tutto sommato: la benedizione con l’acqua, la dispersione dell'incenso...Questo mio amico naturalmente non era credente, ma era una buonissima persona e ieri mi chiedevo: se per caso esistesse un inferno cristiano, lui sarebbe destinato a questo? Mi viene in mente un’obiezione che mi faceva un amico qualche tempo fa: come può Dio, nella sua grande bontà, permettere una punizione di questo genere? Perciò credo che l’inferno vero sia sulla terra: l’inferno di Auschwitz, l’inferno della tortura, del carcere dei non garantiti. Che dire poi delle condizioni di vita del sud del mondo? Noi ci vantiamo di avere una vita media molto più lunga di quella di un antico romano, ma in fondo ci sono milioni di persone che hanno ancora quella media di vita.

D.: Esiste poi un altro tipo di inferno: quello della quotidianità, una quotidianità infestata dalla televisione e da falsi profeti. In Addio, l'ultima canzone dell'ultimo album, c’è un atto d’accusa molto esplicito.

R.: Il discorso è leggermente diverso, perché si tratta di un inferno che molto spesso la gente subisce senza accorgersene. E gli inferni di questo tipo sono molti. Penso per esempio anche alle vacanze obbligate: negli anni ’40, dopo la guerra, pochi potevano permettersi di andare in vacanza e magari andavano qui vicino, nell’Appennino...tra l'altro ora, con la paura di volare seguita all'11 settembre, è tornato di moda... ma fino a qualche tempo fa la gente si sentiva obbligata ad affrontare delle fatiche disumane per poter dire “sono stato in vacanza”. E poi gli aeroporti sono scomodi, gli aerei sono scomodi, ritardi, file, valigie che si perdono, tutto di corsa …se lo facessero per lavoro sarebbe una protesta continua, invece lo affrontano con uno spirito di sacrificio encomiabile. E questa è una delle condizioni del nostro mondo attuale. Per non parlare dell'inferno del traffico: spesso capito per lavoro a Milano, vado in tangenziale e ogni giorno ci trovo un ingorgo! Un ingorgo al giorno! Se penso a uno che tutti i giorni deve andare al posto di lavoro... E poi i telefonini, con cui uno viene raggiunto continuamente! Ho preso un treno da Firenze a Bologna recentemente e telefonavano tutti. Mi domando: quando non c’era il telefonino cosa faceva la gente? Io peraltro il telefonino non ce l'ho…Sono tutti inferni che la gente si autoimpone…[...]

Io dico addio

alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati,

ai ceroni e ai parrucchini per signore,

alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati ,

a questo orizzonte di affaristi ed imbroglioni

fatto di nebbia, pieno di sembrare,

ricolmo di nani, ballerine e canzoni,

di lotterie, l'unica fede in cui sperare.

(Francesco Guccini, Addio, 1999)

versione integrale qui

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